La strada

Non sono mai stata sfiorata dal pensiero di appartenere al sesso debole. Non ho mai pensato che, in quanto donna, ci possano essere cose che non posso fare e con quest’idea in mente ho sempre viaggiato. Non ho nemmeno mai sentito il bisogno di dimostrarlo. É stato così e basta. L’unico vincolo che seguo é quello di utilizzare la toilette per signore.

Anche questa esperienza é alla fine. Ne è valsa la pena? si, perché solo se si vive appieno la vita allora si può trovare qualcosa di molto bello. Ne é valsa la pena per me stessa, per godermi la mia compagnia e tornare con la certezza che sono serena. Alle volte serve allontanarsi da tutto e tutti per fare il punto su se stessi. Guzzanti nei panni del maestro Quelo si chiederebbe “Quanto stiamo andando su questa tera?” La risposta non l’ ho ancora trovata ma ho qualche idea.

Grazie a tutti voi, preziosi compagni di tante notti insonni, di tanti momenti in cui mi avete fatto sentire la vostra presenza e il vostro affetto. Grazie per aver letto tutti i post o anche solo uno. Ho sempre tentato di darvi il meglio, nonostante i problemi con wi fi,  assenza di internet point e difficoltà varie. Spesso non ci sono riuscita. Mi piace pensare comunque che, se anche ognuno di voi solo per un momento si é avvicinato al blog, é perché le nostre vite si sono incrociate, magari per poco tempo, magari a lungo, ma un segno é rimasto. E se quel segno non e’ dei migliori, si può sempre recuperare! E grazie a tutte le persone incontrate in questo viaggio, a chi é stato con me poche ore e chi giorni interi, ma in entrambi i casi abbiamo condiviso pensieri, emozioni, tristezza e felicita’.

A voi tutti e a loro,  auguro di poterci  incontrare di nuovo lungo la strada!

Un abbraccio Malesia!

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Dostoevskijnonsileggeaitropici

Non v’é alcun dubbio, Dostoevskij non é un autore adatto a delle isole tropicali. Non è che mi dispaccia il suo stile, certo anni luce da quanto amo Bulgakov, ma provate a leggere “Il Giocatore” all’ ombra di una palma, sorseggiando cocco e il libro vi sembrerà di una tale noia. . . Credo che Dostoeskij si legga con la massima soddisfazione in quelle domeniche d’inverno, quando fuori tutto é immerso nella nebbia più fitta, i vetri in casa sono appannati e ti scaldi le mani con una tazza di the bollente. É russo e come tale va letto al freddo, non si adatta ai tropici.

Dostoevskij a parte, é l’ultimo giorno in questo paradiso. Ultime ore nuotando con le tartarughe e per la prima volta oggi, ho incontrato le mante. Vado via con questo regalo. Meravigliosi diavoli alati che volteggiano sfuggenti sui fondali. In questi mari e in quelli dell’oceania ci sono moltissime leggende intorno alle mante, temute dai pescatori perché, a causa del loro aspetto, si credeva portassero l’abbraccio mortale del diavolo. In realtà sono animali estremamente innocui e timidi.

Niente corrente elettrica oggi. Mi godo l’ ultimo tramonto sul mare.È calata la sera. In mezzo al mare i nostri bungalow non si vedono nemmeno. Ceniamo alla luce delle candele e anche se sono sola al tavolo, il tutto é ugualmente romantico.

 

Oggi sarà una lunga giornata. In città prenderò l’ autobus per tornare a Sandakan, le solite sette ore di tortura e a tarda sera volo a Kuala Lumpur, dove passerò l’ultimo giorno prima del rientro. Vi saluto da KL.
Un abbraccio

Cose che non vi ho detto mai

Nel Borneo meridionale, a Kutching, stavo in un ostello molto carino, quello gestito dai ragazzi malesi tatuati, quelli che somigliavano un pò ai Maori, ricordate? si passavano le notti cantando con la chitarra, tirando mattino con una sorta di grappa al miele, specialità del posto. Suonavano anche molto bene, facevo la voce femminile e, se sorvoliamo sulla loro insana passione per Bon Jovi, potrei dire che siano state tra le serate più belle di questo viaggio. Dovete sapere che qui il 90/100 degli ostelli o alberghi, ha i bagni in comune, specie quelli frequentati da viaggiatori zaino in spalla come me. Non esistono serrature ma semplici chiavistelli. Durante una doccia mi é caduto l’occhio sul buco presente al posto della toppa della serratura, che viene appunto tolta per far posto al chiavistello. Strabiliante la sorpresa quando il mio occhio ha incrociato l’altra pupilla che stava al di là del buco. Maledetti uomini delle pulizie. Però sono riuscita ad urlare un turpiloquio in un  inglese perfetto!

Ho un marito. Un marito che passa le giornate aspettandomi in camera d’albergo. Per i malesi é molto strano vedere una donna che viaggia da sola, quindi capita spessissimo di sentirmi chiedere dove sia mio marito. Non sapendo mai chi ho davanti, specie la sera, rispondo sempre che é in albergo e non esce perché non sopporta il caldo.

Sempre in tema. Un barcarolo mi chiede dov’é il coniuge. Questa volta rispondo che non ho un marito. Mi chiede se sono accompagnata da un amico. Gli spiego che sto viaggiando sola. Mi guarda, realmente intristito e sorpreso e domanda:”No friends in the world?” (trad. Nessun amico al mondo?)

Sto passando gli ultimi giorni su degli atolli stupendi. I gestori di questo resort hanno creato un acquario nel mare, protetto da reti, in cui é possibile nuotare con cernie di oltre dieci anni, tonni enormi, piccoli squali e meravigliosi pesci tropicali. Appena arrivata mi hanno invitata a fare il bagno. In meno di tre minuti una bestia enorme mi si é attaccata allo stomaco, viscida, lunga almeno un metro e anche nuotando non si staccava. Ho provocato l’ilarità generale con le mie urla e i contorcimenti. Avevano simpaticamente omesso di dirmi della presenza di una remora, un pesce che si attacca alla pancia di squali, tartarughe o agli scafi delle navi per compiere centinaia di chilometri senza sprecare energie.

Fabbio, che sta a Roma, precisamente a Monte Mario, m’ha spiegato na tecnica contro a stitichezza che ie l’ ha detta su padre e a su padre gliel’ha insegnata su nonno, che nun te poi sbaglià. “A Luì, epperò me vergogno a dittela”

Un abbraccio

La tartaruga, un tempo fu, un animale che correva a testa in giù

Sono al Tun Sakaran Marine Park, un parco marino a 36 km dalla costa nord orientale del Borneo. É una costellazione di scintillanti isolotti, tutti di forma ellittica, corone di sabbia bianchissima, sulle cima di alti pinnacoli che scendono negli abissi con alte pareti verticali. Ho scelto di prendere una camera sul reef, esattamente in mezzo al mare, circondata solo da acqua.

            

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Indescrivibile la pace e la tranquillità di questo posto. Il ritmo della vita é scandito dal levarsi e dal calare del sole. Ci si sveglia con le prime luci dell’alba e si passa la giornata in mare. Prima di cena si passa un’ ora intera a guardare il tramonto, stregati dai suoi colori, con la brezza fresca che bacia la pelle scottata dal sole.
Passo le giornate facendo snorkeling attorno alla barriera corallina. Coralli di ogni colore, ricci enormi, grandi stelle marine che sembrano finte.

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Pesci che vivono tra gli aculei dei ricci, altri tra i coralli che ondeggiano, una murena si nasconde tra gli anfratti di una roccia. E poi loro, le tartarughe. Ad un tratto inizi a scorgere la prima, sul fondo quasi immobile, si sposta, la segui e inizi a nuotare con lei in quello che sembra un volo in questo cielo blu sott’ acqua. Ne vedi un’ altra e un’ altra ancora, tantissime. Piccole, grandi, giovani, vecchie, con il guscio carico di colori o ingrigito dal tempo. E nuoti con ognuna di loro, a un metro di distanza e vorresti allungare una mano e accarezzarne il guscio. Passano le ore, rapiti da questo gioco infinito, aspettando il momento in cui si alzano in superficie e per pochi secondi la testa esce fuori dall’acqua per respirare, strabuzzando i piccoli occhi. É una sensazione di incredibile felicità e di libertà assoluta. Allo stesso tempo ti rendi conto di quanto siano incredibilmente fragili e indifese e ti viene da provare ancora più affetto per queste meravigliose creature. Mi piacerebbe farvi vedere tante foto di questo paradiso, ma come potete immaginare non ci sono pc e la wi fi prende solo raramente. Sarò fortunata a riuscire a caricare questo post. Ho deciso di terminare qui gli ultimi giorni di questo viaggio, godendomi in solitudine questo altro dono della natura. Un abbraccio

Coca Cola con l’Aspirina

Arriva il momento di lasciare il fiume Kinatabang, la giungla e i suoi animali. Saluto i compagni di queste notti, passate insieme in una baracca di legno. Storie che si incrociano per poche ore e ripartono ognuna verso il proprio destino. Facce da Londra, dalla Nuova Zelanda, dalla Germania, da Taiwan.

Un fuoristrada mi porta alla strada principale, attraverso sentieri tracciati nella polvere, e lì attendo l’autobus per una nuova meta. Si va a Semporna, sull’estremità orientale della costa del Borneo. Ancora mezza giornata di viaggio, ancora sette ore sulla strada e di fianco ho un tossicodipendente. Magro, piccolo, capelli sporchi e unti sopra le spalle. Non riesce a trovar pace durante le infinite ore in cui dondoliamo lungo la strada. Si gratta di continuo, si gira, si alza, guarda la strada, si risiede. Si massaggia le mani, credo abbia crampi, ha dei continui scatti con le gambe. L’aria condizionata tenuta a potenza altissima ci congela tutti, indossiamo felpe, sciarpe sulla testa e chiunque si copre come può. Non lui. Ha bisogno anche del soffietto sopra la testa e continua ad aprire anche il mio. Discutiamo una, due, tre volte, alla quarta credo che vorrei finirlo, ma poi penso che é solo una questione di tempo. Continua il tira e molla tra lui, me e un soffietto per l’aria. A saperlo mettevo una Xamamina nella Coca Cola e magari avremmo vissuto un’ esperienza di viaggio più simile. Grasse donne nei lunghi vestiti a fiori tengono sulle ginocchia i propri figli. Il pullman é pieno, tutti tornano ai propri villaggi per festeggiare il Capodanno. Ci saranno fuochi d’ artificio per tutta la notte. Domani comincia il nuovo anno in Malesia e per me si aprono le porte ad un nuovo luogo da scoprire.

Fuori dal finestrino piantagioni di palme da olio, industrie di legname. Sembra quasi che certe zone del Borneo si siano trasformate in una scacchiera di industrie marroni e verdi. Il legname e l’olio di palma rappresentano una voce molto importante nel bilancio malaysiano, ma sono nettamente legati alla distruzione progressiva della foresta pluviale. Qualcuno tra voi mi ha scritto che é bello leggere di un paradiso incontaminato come il Borneo, ma il Borneo è assolutamente contaminato, come ogni altro angolo del pianeta. É forse un posto dove si trovano ancora angoli di paradiso ma non ha scampo.

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Arrivo al porto nel tardo pomeriggio e mi accoglie il tramonto. Lo regalo anche a voi. Un abbraccio

Due Parti di Idrogeno per una di Ossigeno

Una delle cose più belle delle scuole elementari per me era la geografia. Il sussidiario era la Bibbia per conoscere le varie regioni e s’imparavano i nomi dei monti, dei laghi, dei fiumi, delle città e dei capoluoghi. Col passare degli anni l’acqua é un elemento che continua a far parte della tua vita, passi le vacanze al mare e il fine settimana al lago. Dei fiumi invece pare che non c’ importi granche’, sembra che non ci sfiorino con il loro incedere inarrestabile. Ma basta rifletterci solo un attimo per accorgersi di quanto la storia abbia reso giustizia a queste creature e la nostra cultura ne sia intrisa. Quali mondi evoca il Nilo, che porta con sé la vita percorrendo un mare di sabbia, il Pò che nasce dal Monviso, il Sand Creek testimone di una strage, la Bormida che inghiotte Marinella. E ancora Down to the river of Babilon, Huckleberry Finn che su un fiume ci vive, con la sua zattera di legno. Dal Manzanarre al Reno, all’Isonzo che tanti ricordi fa affiorare nella memoria di Ungaretti.

E il lento incedere su questo fiume color del fango mette tanti pensieri in testa anche a me. Cerco di liberare la mente lasciando che la brezza fresca si porti via i pensieri, ma si affollano nella mente immagini e fantasie. Non riesco a non pensare a quanto debba essere grandioso il Mekong. Maestoso fiume, il più lungo dell’ Indocina e tra i dieci più lunghi al mondo. Seppur a chilometri da qui, mi chiedo quanta vita debba portare in sé questo corso d’acqua, nascendo in Tibet e fluendo attraverso Cina, Birmania, Thailandia, Laos, Cambogia e Vietnam. E quanta morte ha visto questo fiume, dalla caduta di Saigon, alla cacciata di Pol Pot da Phnom Penh. Il Kinabagatang non ha la portata e la lunghezza del Mekong. È uno scricciolo a confronto, ma riesce a trasmetterti tutta la vita che porta con sé. A ogni ora con diverse luci e suoni, i gufi padroni della notte, i coccodrilli che oziano all’alba sulle rive, gli oranghi che si muovono pigri di cima in cima.

Viaggiare é un continuo sogno e una continua ricerca di nuove esperienze e nuovi luoghi. Il fatto che la tua mente riesca a pensare ad altre storie e luoghi quando é già immersa in una realtà tanto diversa da quella che vivi attualmente, solo una cosa può significare: che sei instancabilmente vivo. Vi lascio sognando il Mekong.
Un abbraccio

Sportina Ecologica vs Spending Review

C’e’ veramente poco da dire su Sandakan, se non che puzza. Puzzano le strade, puzzano i vicoli, puzzano i taxi, solo le vie a ridosso del mare sono mitigate dall’odore di salsedine che arriva dal mare.  L’unico merito di Sandakan e’ quello di aver creato e di mostrare inconsapevolmente, disseminata per le sue vie, l’invenzione del secolo: la sportina in bambu’.

In questi tempi in cui, con la spending review, il governo taglia anche i buoni pasto, immaginate quale rivoluzione culturale, economica e commerciale sarebbe per noi importare tale oggetto. Anzitutto il bambu’ e’ una pianta di incredibile bellezza e trova numerosissimi utilizzi: come alimento umano, diffusissimo nella cucina asiatica, e animale. Come materiale da costruzione, per la produzione di carta, tessuti, parquet, grazie al fatto che le fibre di Bambù sono molto lunghe. Qui la gente compra una sportina al giorno, la riempie di riso e se la porta al porto, in cantiere, in ufficio, sulla bancarella. Non solo e’ assolutamente ecologica e biodegradabile, ma rivoluzionerebbe l’intera economia italiana. Nuovi posti di lavoro per coltivare il bambu’, lavorarlo e immettere il prodotto sul mercato. Le nostre tasche sarebberro sollevate di circa 200, oo euro al mese, se calcolate una spesa media di 10,00 euro al giorno per pranzare fuori casa.

Lo so che non darete molto peso a questo post, vorrei quindi solo farvi pensare a Nikola Tesla, probabilmente il più grande genio del XX° secolo, da alcuni ritenuto più grande persino di Albert Einstein. Uno scienziato di decenni avanti rispetto al suo tempo, talmente rivoluzionario da essere spesso considerato un pazzo dai suoi contemporanei, e le cui invenzioni in molti casi sono state comprese solamente in questi ultimi anni. Per chi non lo sapesse, ha inventato lui la corrente alternata, il moderno moto elettrico, la trasmissione via radio di informazioni (anche audio e video), il radiocomando e molto altro!

Tra due ore parto per il fiume Kinabatangan, ma tornero’ a Sandakan per prendere l’aereo che il giorno 24 mi riporta a Kuala Lumpur. Avete una settimana di tempo per riflettere su possibili investimenti da fare in questo settore emergente ed ecosostenibile. Io prendo i contatti  e si fa partire una start up. Che ne dite?

Un abbraccio

Voci precedenti più vecchie

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A chi mi domanda ragione dei miei viaggi, solitamente rispondo che so bene quel che fuggo, ma non quello che cerco. Michel de Montaigne

A chi mi domanda ragione dei miei viaggi, solitamente rispondo che so bene quel che fuggo, ma non quello che cerco. Michel de Montaigne

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